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Città Amica

Una Città Amica dei bambini è un luogo conviviale, sicuro e qualificato, perciò un fattore "azzerante" è la mobilità sostenibile; fondamentali sono anche la qualità e la caratterizzazione dei luoghi urbani (paesaggi urbani e naturali),  le attrezzature e il verde urbano. Ma, altrettanto importante è il coinvolgimento attivo dei bambini nella progettazione di spazi e relazione umane.

Mobirise

Qualificata

La qualità degli ambienti, la corretta manutenzione e la ricchezza di attrezzature è un parametro fondamentale. La bellezza crea ricchezza, sane abitudini e convivialità. Learn more...

Mobirise

Caratterizzata

Una città secondo i bambini deve essere riconoscibile. La caratterizzazione dei luoghi contribuisce allo sviluppo dell'identità e della personalità dei bambini e crea il senso di appartenza. Learn more...

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Partecipata

La progettazione partecipata, specialmente con bambini e ragazzi, non è solo uno strumento fondamentale di ascolto e di democrazia, ma anche un'attività educativa. Learn more...

La qualificazione dei luoghi urbani  è un fattore che contrasta il degrado. Già alla fine degli anni ’60 l’urbanista statunitense Jane Jacobs condusse una ricerca (poi pubblicata nel volume “Vita e morte delle grandi città”) in cui, fra l’altro si dimostrava come la qualità dei luoghi urbani fosse un parametro di riqualificazione spontanea di una strada che da solo contrastava fenomeni di degrado e vandalismo. Le medesime conclusioni sono state raggiunte anche dalla nota “Teoria delle finestre rotte” sviluppata attraverso un esperimento di psicologia sociale condotto dal professor Philip Zimbardo nel 1969 presso l’Università di Stanford (USA). In questo esperimento egli lasciò abbandonate in strada due automobili, assolutamente identiche, della stessa marca, modello e colore. Una di esse fu lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York; l’altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due auto abbandonate identiche, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito. Cosa successe?
In poche ore l’automobile abbandonata nel Bronx cominciò ad essere smantellata. Perse le ruote, il motore, gli specchietti, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati furono presi, e quelli non utilizzabili distrutti. Dall’altra parte, l’automobile abbandonata a Palo Alto, restò rimasta intatta.  
Ma questa fu solo la prima parte dell’esperimento. Appena la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e, mentre, dopo una settimana, quella di Palo Alto era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. La cosa sorprendente fu che, una volta danneggiata, anche per l’auto californiana si sviluppò lo stesso processo, esattamente come quello avvenuto nel  Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo ad un rottame.  
Per quale motivo il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?
Non è la povertà il fattore di degrado, ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.
Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di noncuranza, sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. In esperimenti successivi James Q. Wilson e George Kelling svilupparono e codificarono la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione: la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più alti. Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare a nessuno, allora Il si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite dl velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.  

Caratterizzazione. Ogni ambiente urbano, secondo i bambini, dovrebbe essere capace di stimolare positivamente la capacità di percezione dello spazio, dovrebbe risultare interessante, cioè ricco di stimoli sensoriali esterni. Questo concetto che fonde insieme caratterizzazione e riconoscibilità viene espresso dai bambini attraverso invenzioni fantastiche riguardo alle forme, ai colori degli edifici, ma anche attraverso l’uso di un linguaggio verbale specifico. L’idea che uno spazio debba meravigliare, non solo caratterizza i luoghi immaginati dai bambini, ma contraddistingue anche dal punto di vista linguistico tale concetto. Credo che siano quanto mai rare le occasioni in cui un progettista adulto abbia utilizzato la parola “meraviglia” (o meravigliare) in una relazione illustrativa di un sua opera. Ancora più raro credo che sia il caso di un progettista che, in una relazione tecnica, consideri la necessità che lo spazio debba rendere felici le persone che lo vivono: tutt’al più il riferimento che utilizzerebbe la persona adulta sarebbe a luoghi dove vivere serenamente. La differenza linguistica esistente tra bambini e adulti può essere sviluppata attraverso molteplici esempî: l’essenziale è che tutti sottolineano un’importante differenza psicologica di relazione con gli ambienti di vita. È importante non sottovalutare anche queste sfumature linguistiche (oltre alle indicazioni progettuali) poiché ognuna di esse conduce ad indizi importanti nell’organizzazione degli spazi vitali. Tutta l’attenzione dei bambini è volta trasformare le tante zone non caratterizzate delle nostre città in luoghi attraenti e capaci suscitare stupore. Se questi concetti sono presenti in ricerche e studi di settore, essi sono, per lo più, assenti nella quotidiana progettazione della città. Dal punto di vista disciplinare un importante riferimento concernente l’attuazione di questi concetti è costituito dal manuale di analisi e progettazione scritto nel Regno Unito da Gordon Cullen nel 1961 e tradotto in Italia nel 1976 (Gordon Cullen, Il paesaggio urbano – morfologia e progettazione, Calderini, Bologna, 1976). Concetti come la capacità di evocare, di meravigliare delle concatenazioni spaziali che formano quartieri e rioni sono stati studiati per enucleare importanti indicazioni di microprogettazione in grado di restituire qualità e caratterizzazione alla congerie, a volte apparentemente casuale, che forma le città di oggi. I suggerimenti progettuali riguardano l’uso di forme, materiali, colori, elementi simbolici attraverso i quali trasformare piazze, strade, giardini, ridando un senso compiuto a quanto si dipana sotto i nostri occhi. Analoghe indicazioni possono essere derivate dalle connotazioni morfologiche, cromatiche e materiche che caratterizzano fortemente i luoghi progettati dai bambini. Strettamente connesso all’idea di qualità estetico – percettiva, intesa nel senso di caratterizzazione, è quella della qualità come fattore di riconoscibilità. Secondo i bambini in una città amica il carattere di riconoscibilità assume due valenze: la riconoscibilità tipologica, dettata dal riconoscere che edificio scolastico è una scuola, uno residenziale è una casa, ecc.; la riconoscibilità che potremmo definire personale, cioè che quella scuola è la mia scuola, che quella casa è la mia casa e non è un altra. Queste Indicazioni sottendono ad una serie di importanti relazioni socio – spaziali che si stabiliscono tra soggetto ed ambiente. Inutile sottolineare il fatto che nelle città contemporanee, costruite secondo criterî di industrializzazione e standardizzazione, questo carattere di identità dei luoghi si sta gradualmente perdendo. In questo senso molte indicazioni suggerite dai bambini possono essere lette come inviti a ritrovare in chiave moderna l’identità o lo spirito dei luoghi in ogni nostro ambiente di vita. Questo, in chiave naturalmente adulta, è il risultato anche di un importantissimo studio svolto da C. Norberg Schultz pubblicato nel libro Genius loci.  (Liberamente tratto da Ippolito Lamedica, Conoscere e pensare la città, Erickson, Trento, 2003).
Partecipazione. La progettazione partecipata con i bambini è un sapere socialmente condiviso. L’idea della partecipazione con i bambini nella progettazione del territorio e dei paesaggi è basata su due aspetti essenziali:
 
 il primo è incentrato sull’idea che i bambini “possono” e che i loro contributi sono realmente importanti e utili, pertanto le loro proposte sono di grande rilevanza e ricchezza propositiva;

 il secondo è fondato sul fatto che per i bambini partecipare alla progettazione di territori e paesaggi, cioè dell’ambiente nel quale vivono, è una grande risorsa educativa, un modo per conoscere il territorio con le sue valenze e di formare il proprio spirito critico, la propria capacità di formulare idee e proposte in dialogo con altri soggetti coetanei e adulti.

Questi due aspetti orientano in maniera decisiva l’organizzazione degli strumenti di partecipazione portando ad elaborare metodologie che puntano a sviluppare nei bambini la capacità di osservazione, di valutazione dell’ambiente nel quale vivono unitamente alla capacità creativa.  
Se, dal punto di vista stategico  la partecipazione dei bambini è fondamentale e, se dal punto di vista metodologico gli strumenti necessari  devono essere attentamente calibrati, occorre osservare che anche per quanto attiene i risultati delle esperienze partecipative (siano essi progetti altri tipi di esperienze come, ad esempio, i Consigli dei Bambini) essi devono essere letti ed interpretati con  grande attenzione e rispetto cercando di comprendere i significati profondi sui quali affondano le radici.